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Lettera di un detenuto

Lettera di un detenuto

Con occhi nuovi è il titolo del libro di Alessandra Borghese, letto nella biblioteca del penitenziario. Questa frase ci indica la strada dalla quale dobbiamo essere attratti. E. Cardenal scriveva: “Siamo attratti verso di Lui come la farfalla notturna è attratta verso la fiamma “,

Dio possa albergare nel cuore di ogni uomo e donna e il suo amore rimanere acceso in eterno. Questo l’augurio per tutti. Anche per lei, padre Giacomo, al quale va il mio saluto più affettuoso.

Scoprire Dio, ogni giorno, sì, ogni giorno, ci fa dire che siamo bisognosi di perdono, di amore, di comprensione, di speranza. Ciascuno, certo, con la sua storia. Ma ognuno sotto uno sguardo dove solo la misericordia è il grande pozzo cui attingere con cuore puro. Scoprire Dio ci fa dire che c’è una vita, con i suoi momenti lieti e tristi. Ogni mattina, caro padre Giacomo, dedico uno spazio del mio tempo alla Santa Messa tramite Radio Maria. Le dico con sincerità che sono attratto dalle letture e soprattutto dal Vangelo.

Credo che non ci sia niente di più bello che ascoltare, gustare e nutrirsi della Parola di Dio. Non le nascondo che sminuzzo ogni parola, la leggo, la rileggo e la deposito nel mio cuore. Questo mi aiuta. Mi aiuta a capire da dove vengo e a comprendere dove sono diretto. Sono affascinato, perso, innamorato della Parola di Gesù. Gesù è l’infinito. Gesù è la forza, speranza, luce. Quest’ultimo inverno Kayla Jean Muller, una ragazza americana uccisa in Siria dalle mani dei terroristi jihadisti nella sua ultima lettera diceva: “Alla fine e tutto sommato l’unica cosa che abbiamo è Dio”.

Qui, a Pagliarelli, i giorni si susseguono in un calendario di luce e di fatica. Spesso scandisco le settimane, celebrando i Santi festeggiati dalla Chiesa. Sant’Antonio, sant’Agostino, San Lorenzo, Santa Chiara, San Gaetano, San Francesco.

L’estate ci ha lasciato e gli ultimi sprazzi di sole incastrato tra le nuvole ci regala qualche giorno di luce. Bello sarebbe se il sole sorgesse su un mondo nuovo, cambiato, pieno di giardini e di uomini e donne che lavorano e amano. Quel mondo, quel creato al quale dobbiamo dimostrare di avere più cura, amandolo.

Penso, caro don Giacomo, che il primo scalino verso il Paradiso sia sulla Terra. Purtroppo, non abbiamo compreso come questo Paradiso sulla Terra si faccia largo e niente e nessuno riesce ad afferrarlo. Questo Paradiso è la verità, è indomito come la bellezza. Dobbiamo chiedere perdono a Dio per tutte le volte che ne abbiamo rallentato il fiorire.

Aprirsi a Dio significa aprire il proprio cuore senza filtri né veli. Dio è un libro aperto. Sta a noi riempirlo, anche con domande. Sì, domande delle quali non c’è nulla di imbarazzante.

Rivolgersi a Dio con continue domande, interrogativi, significa non smettere di amare Dio. Dio non si stanca. Non si stanca mai. Piuttosto, è facile che la stanchezza ci prenda, ci assalga.

Chi pensa o crede di possedere mezzi personali autosufficienti senza aver bisogno di Dio prima o dopo si ricrederà. Mi è piaciuto il brano del Vangelo di lunedì 21 settembre, allorquando Gesù porta con sé Matteo tra i suoi discepoli. A chi mi chiede: “Da dove sei venuto?” Io rispondo: “Dall’amore di Dio, riversato in mio padre e in mia madre”.

Lorenzo

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