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Il vero pomo del dissenso

Il vero pomo del dissenso

In questa congiuntura particolare della storia della Chiesa stiamo soffrendo tutti.

Siamo come bambini che vedono i genitori perennemente in contrasto, a volte senza capirne il perché, a volte riuscendo a intravedere le ragioni o il torto dell’una e dell’altro genitore, a volte solo soffrendo e non rendendosi conto perché l’amore non unisca abbastanza da superare ogni ostacolo e servire senza tradire la verità sotto l’occhio e il cuore vigile dell’amore.

È come se uno dei genitori tenesse di più a comparire e apparire, a divertirsi e a spendere, a possedere per sperperare e l’altro a trascurare tutto ciò che non è essenziale per vivere di amore e godere della gioia di amarsi e basta, di stare insieme anche a costo di soffrire e basta, di incassare anche a mordersi la lingua e basta.

Lutero errò nell’affiggere le sue 95 tesi 500 anni fa nella cattedrale di Wittemberg. Chi lo può negare? Ma se si fosse tenuto più conto delle osservazioni legittime sulla vita e i costumi della Chiesa di allora non sarebbe stato meglio? Non sarebbe meglio se tutti partissimo dai nostri errori e ci ponessimo in una condizione e in un atteggiamento più penitenziale?

Il vero pomo del dissenso (non oso dire della discordia) non è – ritengo – né la Comunione a un certo tipo di divorziati né le presunte locuzioni interiori o gli inviti o i testimoni di oltralpe, ma il servizio alla Chiesa attraverso l’essere o l’apparire, attraverso la gestione del denaro o il concetto o il vissuto della povertà nella Chiesa.

In gioco c’è la Chiesa dei poveri e il Vangelo annunciato agli ultimi. Il problema non è di capire chi è con Cristo e con il suo Vangelo e chi non lo è. Il problema più profondo è che tutti abbiamo bisogno di conversione a Cristo e al suo Vangelo e che il Regno di Cristo non è di questo mondo, ma tutti abbiamo il compito di non seminare zizzania ma buon grano, e di non mettere acqua e concime sulle radici della zizzania, ma gioire del profumo del grano, verde o biondo che sia. Perché l’Eucaristia è valida solo con il pane di grano, così come il cielo è popolato solo da chi è piccolo o si fa piccolo.

Padre Giacomo Ribaudo

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