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La cortina di filo spinato
 

La cortina di filo spinato

Ho trascorso in seminario dal 1955 al 1966. Mi parlavano sempre dell’Europa spaccata in due: quella che faceva parte del mondo “libero” e quella che viveva di stenti oltre la Cortina di ferro: la Russia, che aveva inglobato l’Ucraina, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia, la Bielorussia; e poi i Paesi dell’Est: tutti filorussi dopo il patto di Varsavia: la Polonia, la Bulgaria, la Romania, la Cecoslovacchia, l’Ungheria…

Senza adesione al patto, ma vicine alla Russia comunista e con metodi di governo non troppo dissimili, se non peggiori, l’Albania di Oxa e la Jugoslavia di Tito. Anche queste due nazioni venivano presentate con uno stato giuridico e politico, come facenti parte delle nazioni oltre la cortina di ferro.

Nel 1989 crollò il muro di Berlino, si spezzò la cortina di ferro e i governi dei paesi dell’Est crollarono tutti mostrando a tutto il mondo le piaghe purulente che i regimi comunisti avevano lasciato nel tessuto socioculturale ed economico di quelle terre.

Fu spontaneo allora creare movimenti di aiuto a quelle popolazioni, fino a quando un malaugurato giorno non ci si convinse che il modo migliore di aiutarle era quello di rispondere positivamente alla loro richiesta di entrare nella comunità europea. Ma l’aiuto bisognava darlo diversamente e il vero motivo dell’accoglienza per loro nella comunità europea era la speranza di sbocchi economici per il capitalismo occidentale, sia per l’impianto di aziende con manodopera a bassissimo costo, sia per il facile consumo di merci più facilmente esportabili in quei territori. Le nazioni della comunità europea divennero prima 25 poi 29. E meno male che non avvenne l’annessione all’Europa della Turchia.

L’Europa non è un’aggregazione politica, ma una entità, più che geografica, antropologica. La Turchia Asia è stata, Asia continui ad essere, Asia sia…

Tutte queste nazioni che un giorno erano l’Est europeo è stato prematuro aggregarle, praticamente per motivi economici. Prova ne sia che, a parte qualche eccezione, stanno comportandosi male con gli immigrati, infischiandosene di aderire alle proposte di quell’Europa che li ha accolto e lasciando senza asilo gente che dovrebbe ricordare troppe cose della loro storia passata. L’accoglienza è una virtù divina, il rifiuto somiglia all’omicidio.

Giacomo Ribaudo

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