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Lettera aperta al nuovo arcivescovo.
 

Lettera aperta al nuovo arcivescovo

Amatissimo Padre, Era da tanto tempo che attendevamo la sua venuta. Quando ero giovane prete ricordo che ogni primo venerdì di mese portavo la Comunione a una donna che attendeva un bimbo dopo 18 anni di matrimonio. Si può facilmente immaginare la gioia esaltante della donna e del marito, quando venne fuori un bel maschietto sano e vigoroso… Ricordo pure la felicità incontenibile di un mio chierichetto, quando, dopo 8 anni di emigrazione, gli arrivò finalmente il padre dall’America. E per sempre…

Noi non godremo della sua presenza e della sua sollecitudine per sempre. Ma, almeno per alcuni anni, rimarremo nella serenità perché speriamo di sentirci accanto a qualcuno che è venuto per godere nello stare con noi e con il desiderio di seminare il bene e la dolcezza della divina Parola dentro il nostro cuore.

Noi vogliamo vedere in Lei, più che un Cardinale importante, un Padre. Mio padre non era prodigo di carezze. Tanto meno di baci. Ma, quando arrivava dal lavoro, mi sedevo accanto a lui e bevevo i suoi insegnamenti. A volte mi portava qualcosa dalla campagna: delle mandorle, un passerotto, un grappolino d’uva o un fico perché le primizie toccava a me assaggiarle, perché ero il più piccolo.

Durante l’inverno, quando nelle manine mi riscontrava i geloni, me le prendeva nelle sue manacce e me le riscaldava col suo fiato. È come se sentissi ancora, dopo 60 e più anni, più che il calore, l’amore di quel fiato, la dolcezza di quegli occhi, le sue dita ruvide che, per accarezzarmi, divenivano morbide come muschio o velluto…

Non mi attendo carezze da lei. Desidero con tutto il cuore che lei abbia tempo, trovi tempo. Per uno sguardo, per un sorriso, per un’attenzione, per un rilievo, per dirci che c’è. Che gli affari non la seppelliscano, né le scartoffie inaridiscano il suo cuore. Il Figlio di Dio infatti si è fatto Carne, non carta. E se carta si è fatto, la sua è carta con gli elementi costitutivi della sua Parola. La sua carta è la sua Parola.

Desidero che lei trovi tempo per confrontarsi con la Parola e comunicarcela con il fuoco dello Spirito. Perché un padre non è più padre se guadagna molti soldi o se coltiva amici abbondanti e benestanti, ma se scalda le mani e il cuore dei suoi figli.

Le auguro di essere Padre e di dimostrarsi Padre… Il resto conta poco.

Giacomo Ribaudo

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